Le Terme Romane

Al di là della leggenda mitologica che lo vuole fondato da Giasone, che vi edificò anche un tempio dedicato a Hera Argiva, massima divinità di Argo, il borgo di Marina, secondo quanto riferisce lo storico e geografo greco Strabone, fu fondato dagli Etruschi, conquistato poi dai Sanniti ed abitato dai Romani. I corredi tombali del VI secolo a. C., rinvenuti ad est dell’attuale abitato, sono una significativa testimonianza del periodo etrusco. Strabone, nella sua opera geografica, descrivendo questo tratto di costa, racconta che l’unica città presente è una colonia dei Tirreni e si chiama Marcìna; poiché l’autore antico riporta la distanza che separa questo centro da quello di Nuceria Alfaterna, gli storici hanno ritenuto che l’insediamento di cui parla Strabone dovesse trovarsi sotto l’abitato moderno di Vietri, sorretti nelle loro ipotesi anche da rinvenimenti archeologici consistenti. Il rinvenimento più importante è sicuramente quello di un ambiente termale venuto alla luce in Via Pellegrino 142, ambiente su cui fu impiantata una faenzera.

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Queste terme sorgono a ridosso di una parete di roccia e sono composte da un ambiente circolare con nicchie e due vani d’accesso; un altro ambiente doveva essere ad O, con apertura a S mediante un arco largo 1,05 m, quest’ultimo vano era di pianta rettangolare.
Parzialmente conservato era l’ipocausto, il cui pavimento sospeso sui pilastrini è stato recuperato allo stato di crollo, con resti di bipedali e cocciopesto. L’ambiente circolare presentava due vasche, una circolare di marmo bianco a cui si accedeva mediante gradini a NE, ed un’altra rettangolare, posta proprio sotto la parete rocciosa e dove doveva essere presente una fontana. La grotta aveva un’apertura in alto, da dove partivano delle tubature atte a portare acqua dalla sorgente. Sulla roccia era impostata parte della cupola, illuminata sul lato meridionale da un’ampia finestra e con al centro un’apertura circolare che forse era il lumen dell’originario vano usato per la sauna.L’umidità veniva controllata mediante mattoni forati.

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Il vano circolare è in opera laterizia, con ricorsi in opera reticolata. La datazione risale al I sec. a.C.-I sec. d.C.. Qui fu posta la fornace di una faenzera nel 1700.
Del complesso termale rimangono solo delle piccole stanze (frigidarium, taepidarium, calidarium) e vecchie tubature incrostate da depositi di acqua sulfurea. Questi resti, protetti da una teca, sono esposti in Marina al pubblico sul retro di due esercizi commerciali il Bar Eco del Mare e la Pizzeria Antica Marcina, questi stessi locali nei secoli che vanno dal XVII al XIX, furono adibiti a laboratorio di ceramica. A Marina, però, nel passato si sono registrati altri interessanti ritrovamenti archeologici, infatti sulla riva orientale del fiume Bonea, accanto alla chiesa dei Padri di Sant’ Antonio dei minori di San Francesco, furono scoperte fabbriche con urne cinerarie risalenti al I secolo d.C., strutture murarie , lucerne, una piccola statua marmorea ed un tratto di acquedotto.

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